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12.7.2018 – “Schiave/i mai” Videodocumentario e dibattito con le braccianti del Presidio Permanente di Castelnuovo

Comunicati, Eventi

SCHIAVE/I MAI

Casa delle Donne di Alessandria, p.zzetta Monserrato 1
Ore 21
Entrata libera

Proiezione del videodocumentario sulla lotta delle/dei braccianti contro l’azienda Lazzaro, a cura del Presidio Permanente Castelnuovo Scrivia.
A seguire racconti e testimonianze delle braccianti e attiviste, figure chiave nella rivolta di sei anni fa contro il razzismo e lo sfruttamento che le ha viste protagoniste.

La storia della rivolta di Castelnuovo è la storia di una rivolta antirazzista e antisessista, una storia che è importante raccontare proprio oggi, a pochi giorni dall’ennesima udienza di un processo che vede attiviste/i e braccianti sotto accusa, e a meno di una settimana dalla manifestazione di Ventimiglia per la libertà di movimento, contro il razzismo e la chiusura dei porti e dei confini.

“Comunicato ufficiale. Dal 17/08/2012 i marocchini dipendenti dell’azienda agricola Lazzaro Bruno e Lazzaro Mauro cessano l’attività presso la suddetta azienda e non lavorano più.”

Nell’era pre-WhatsApp per licenziare illegittimamente i propri dipendenti servivano ancora carta e penna. I proprietari dell’azienda agricola di Castelnuovo Scrivia, forse, oggi avrebbero usato una bella chat di gruppo, riservata ai “marocchini”, per comunicare la fine del rapporto di lavoro. Ai tempi, invece, avevano dovuto affiggere il cartello con le parole sopracitate ad un palo della luce di fronte al presidio dei quaranta braccianti che si erano mobilitati contro le dure condizioni di lavoro e le già misere paghe che si erano trasformate in acconti versati sempre più raramente.
Lo scorso 2 maggio, quasi sei anni dopo, si è svolta al Tribunale di Alessandria l’udienza preliminare per il rinvio a giudizio dei Lazzaro, padre e figlio, e dell’ex impiegata Iliana Battistuta accusati, a vario titolo, di minacce, abuso di autorità, disapplicazione delle norme contrattuali e del lavoro, impiego di personale irregolare, uso di epiteti ingiuriosi ed estorsione. Il giudice ha accettato la richiesta di patteggiamento che ha fatto decadere il reato di estorsione, ritenendo che rientrasse nel maltrattamento delle donne e degli uomini sottoposti a pesantissime condizioni di lavoro.

“E’ difficile dire – ha commentato Gianluca Vitale, uno degli avvocati difensori degli ex braccianti – se abbiano deciso di patteggiare per chiudere il prima possibile la vicenda o per timore di dover affrontare un processo con gravi capi d’imputazione. L’unica cosa certa è che il patteggiamento non prevede alcuna forma di risarcimento, neanche simbolica, per i braccianti che hanno subito un danno considerevole.”
Il danno a cui si riferisce la difesa non è solo di natura economica. “Le donne e gli uomini impiegati in quell’azienda – ha sottolineato l’avvocato – sono stati sottoposti a condizioni di grave sfruttamento, ad umiliazioni e soprusi ben più pesanti del mancato pagamento dei salari.”

A cui vanno aggiunte le conseguenze della loro mobilitazione. Perdere il lavoro significa perdere la casa in cui vive la propria famiglia. Perderlo in quel contesto significava anche giocarsi la possibilità di costruirsi un futuro in Italia, esporsi al rischio di un processo e di un rimpatrio nel Paese da cui si era fuggiti.
Le ritorsioni nei loro confronti non sono mancate, a partire dal processo, intentato dagli stessi Lazzaro, che vede una decina di loro ed un sindacalista (attivista del Presidio Permanente di Castelnuovo Scrivia) accusati di occupazione e violenza privata.
Eppure, le ragioni per quella protesta c’erano e sono anche state riconosciute dal Tribunale di Torino che, in appello, ha accolto tutti i ricorsi presentati dagli ex braccianti per recuperare i pagamenti dovuti dall’azienda.”

Tratto da: http://www.15121.it/2018/05/07/quarto-stato-2/

E’ possibile sostenere i lavoratori e le lavoratrici coinvolte nell’iter processuale con contributi economici che possono essere versati nella Cassa di Resistenza su Carta Postapay 4023 6006 6943 9400.

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