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Notti insonni per Emanuele Locci e colleghi. Il presidente del Consiglio Comunale di Alessandria si è talmente preoccupato per il nostro evento “Parla con lei” che all’1.11 di domenica 17 novembre ha postato su Facebook lo strepitoso articolo di alessandria24 dal titolo “‘Non una di meno’ organizza una manifestazione a sfondo sessuale in Piazzetta della Lega. Il centrodestra insorge”. Come se non bastasse, Piero Castellano, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio Comunale, altrettanto preoccupato, ha sentito il dovere di inviare ai giornali un comunicato.

Ora, partiamo dalle basi. Lettura e comprensione del testo: all’interno dell’evento pubblicato su Facebook, sui giornali e sulle locandine diffuse dal nostro collettivo, era evidente come nel pomeriggio di sabato scorso alla Casa delle Donne fosse in programma una chiacchierata con un’esperta di educazione sessuale e, in contemporanea, con laboratorio ludico per adulti di costruzione di vulve in gommapiuma. In serata invece, in piazzetta della Lega, abbiamo organizzato una proiezione luminosa in solidarietà alla casa delle donne di Roma Lucha y Siesta attualmente sotto sgombero, e per promuovere la manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne e di genere in programma il 23 novembre.

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Sarebbe quindi buona cosa almeno capire di cosa si stia parlando. Questa volta, e quasi ci dispiace, il partecipato e tanto discusso laboratorio è avvenuto alla Casa delle Donne, ma non avremmo avuto alcuna remora a portarlo fuori dalle mura della Casa, come peraltro abbiamo fatto in tante altre occasioni. Senza vergogna o timore abbiamo spesso riempito le piazze e i giardini di Alessandria per parlare liberamente, senza stigmi e con il giusto linguaggio di piacere femminile, di conoscenza del proprio corpo, di sessualità e anche (perché no) in forma di gioco.

Nel 2019 non può essere ancora “una vergogna”! Così la pensano Locci, Castellano e – forse ancor più grave – anche la Assessora alle Pari Opportunità Cinzia Lumiera, che su Facebook si è detta “irritata” e “offesa” dall’iniziativa (anche nel suo caso senza comprenderne le modalità di svolgimento), scatenando attacchi d’odio contro Non Una di Meno da parte degli utenti del social. Persone che evidentemente non accettano l’idea che le donne possano auto organizzarsi, fare politica e anche parlare del proprio piacere sessuale, con consapevolezza. Il fatto che un evento giocoso e divertente, che ha visto la partecipazione di tante donne, sia per alcuni motivo di definirci “arpie acide”, “insulto alle donne vere”, “cerebrolese”, “portatrici di regressione sociale”, evidenzia come ci sia ancora molto lavoro da fare. C’è stato anche chi ha sentenziato: “Le vostre vite sono e saranno sempre insoddisfatte sessualmente. Di tre cose siete sicure: non sarete stuprate, non resterete incinta e non vi prenderete l’AIDS… siete rimaste infantili, avete bisogno dei giochini”. Oppure chi – come la consigliera Onetti – con grande eleganza ha affermato: “Le vulve parlanti, evidentemente avete dei compagni che vi parlano solo col martello”.

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A chi, con leggerezza, ci accusa di aver oggettivato la donna riproducendo delle simpatiche vulve in gommapiuma, rispondiamo che purtroppo conosciamo bene quei messaggi, quelle immagini e quei contenuti, realmente oggettivanti, che quotidianamente riempiono i discorsi di chi ricopre un incarico istituzionale e, ad esempio, pensa ancora alle donne come le “spalle” degli uomini, proprio come il consigliere Castellano. Allora perché non addirittura le “costole”?

Conoscerci e sapere di cosa sono capaci i nostri corpi è una condizione necessaria per praticare serene forme di relazioni, autodeterminarci e mettere in discussione la società patriarcale, che ci vorrebbe oggetti inconsapevoli del desiderio maschile eterosessuale o, “in tempo di guerra a casa a reggere la famiglia” (sempre per citare Castellano). Questa non è la società che vogliamo.

L’Italia è, insieme alla Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia e Romania, uno dei pochi paesi dell’UE in cui l’educazione sessuale e all’affettività non è obbligatoria nelle scuole. Tutto questo nonostante l’Agenzia di salute sessuale e riproduttiva delle Nazioni Unite abbia riconosciuto l’educazione sessuale nel novero dei diritti umani.

Questa è l’ennesima mossa bigotta e stigmatizzante da parte di quelle stesse organizzazioni politiche che, esattamente un anno fa, promuovevano la mozione contro la legge 194 e richiedevano la messa a bilancio di “congrui finanziamenti” destinati ad associazioni pro-life, senza però immaginarsi nessuna misura per rendere davvero Alessandria “città a favore della vita”.

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Come, per esempio, servizi socio-sanitari pubblici e laici che garantiscano la salute e la libera scelta di tutt*, l’educazione sessuale e all’affettività nelle scuole obbligatoria e su tutti i livelli, la contraccezione gratuita e l’abolizione dell’obiezione di coscienza negli ospedali e nei consultori.

Continueremo a costruire momenti di informazione e di confronto, continueremo a divertirci, a scoprire i nostri corpi, a conoscere attraverso il gioco costruendo vulve e chissà cos’altro.

Il 23 novembre a Roma saremo, insieme donne e persone lgbtqia+, pronte a gridare contro la violenza: saremo rivolta!

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