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Nelle giornate del 3, 4 e 5 aprile la Casa delle Donne di Alessandria è stata attraversata da centinaia di donne e uomini che hanno voluto esprimere la loro vicinanza e difendere l’esperienza della Casa dal rischio di sgombero. La voce sullo sgombero che ha iniziato a circolare all’inizio della scorsa settimana non ci ha stupite: l’ostilità dell’amministrazione comunale nei confronti di questa realtà è chiara da sempre, ma la cosa che riteniamo inaccettabile è il tentativo di strumentalizzare il progetto politico e sociale della Casa a fini elettorali. Non possiamo accettare che questo progetto diventi una pedina sulla scacchiera di una partita, quella elettorale, che non ci appartiene.

Quando, all’inizio del 2018, consegnammo all’assessora Lumiera le più di 3000 firme della petizione in favore della nascita della Casa, l’amministrazione mostrò da subito di non voler riconoscere il valore politico della nostra iniziativa. Le ultime dichiarazioni dell’assessora confermano come quel valore continui a non essere preso in considerazione: secondo l’assessora il problema sarebbe stato costituire un’associazione attraverso cui chiedere l’inserimento in una lista di enti richiedenti una sede. Al di là del fatto che molte associazioni locali lamentano di essere iscritte da anni in questa fantomatica lista senza aver ottenuto alcunchè, la proposta che avevamo portato all’amministrazione era quella di individuare una delle molte strutture pubbliche abbandonate e lasciate in disuso, strutture che comunque non sarebbero inserite nel – sempre fantomatico – elenco di quelle assegnabili e che andrebbero ad allungare la lista di beni fatiscenti, inutilizzabili e pericolanti lasciati in stato di abbandono dagli enti pubblici italiani. La narrazione secondo cui “sono passate davanti alle associazioni legalmente costituite” fa quindi acqua da tutte le parti e fa un suono molto simile a quello di chi si arrampica con le unghie sugli specchi.

Per contrastare la violenza sulle donne e di genere, costruire una nuova narrazione sui ruoli e sull’identità di genere, per decostruire gli stereotipi che fin dalla prima infanzia ci vengono appiccicati addosso, per essere al fianco di ogni donna il cui corpo e la cui autodeterminazione non viene rispettata, per fare tutto ciò avevamo e abbiamo bisogno di un luogo fisico, di una Casa; ed è per questo che abbiamo scelto di aprire i locali dell’ex asilo Monserrato e restituire alla città un luogo storico e importante, che altrimenti sarebbe lentamente crollato su se stesso.

La particolarità dell’ex asilo è di essere un ex Ipab (Istituto di Pubblica Assistenza e Beneficienza) che, seguendo il suo iter burocratico, è destinato a passare dalle mani della Regione – ente che in questo momento ne risulta proprietario – a quelle del Comune, che in questi anni non ha trovato il tempo di portare a termine il passaggio.

Dopo due anni di silenzio, nel luglio del 2020, la Regione Piemonte ha nominato una commissaria straordinaria, con il preciso mandato di sgomberare la Casa delle Donne. La commissaria Barbara Rizzo, nello svolgimento dei compiti a lei affidati dalla stessa classe politica che oggi dichiara di non avere responsabilità alcuna in merito allo sgombero, in piena pandemia ha interrotto la fornitura dell’acqua all’ex asilo Monserrato ed, infine, ha richiesto l’emissione di un’ordinanza di sgombero.

Nonostante le difficoltà incontrate, la Casa delle Donne si è conquistata uno spazio importante all’interno della città, come è stato dimostrato in questi giorni.

In tantissimə hanno espresso la loro solidarietà: artiste e artisti che ci hanno donato il loro talento e il loro volto, sorelle degli altri nodi locali di Non una di Meno che sono venute a sostenerci, cittadine e cittadini che hanno portato cibo, bevande e sorrisi per ribadire insieme a noi che la Casa delle Donne deve restare al suo posto.​ In queste due notti abbiamo aspettato invano le Forze dell’ordine, che non si sono fatte vedere. La nostra resistenza ha reso chiaro anche a chi pensava di poterci spazzare via con la violenza, che la Casa delle Donne è un bene di cui la città non vuole fare a meno.

Nonostante il ridicolo rimpallo tra Comune e Regione sulla responsabilità della scelta di sgomberare la Casa delle Donne, continuiamo ad essere aperte e disponibili ad un dialogo finalizzato a porre fine al limbo giuridico in cui la struttura si trova. Affinché la Casa delle Donne possa essere assegnata a titolo di comodato d’uso gratuito, è tuttavia necessario che l’amministrazione comunale finalmente si dimostri adempiente e porti a termine l’iter burocratico che prevede l’acquisizione dello stabile da parte del Comune.

In queste favolose giornate di festa e resistenza abbiamo dato la miglior risposta possibile a questo tentativo di sgombero, una risposta larga, partecipata e determinata, data alla luce del sole e condivisa con tante e tanti. Oggi pomeriggio lasceremo il presidio permanente che in questi giorni ha visto la casa aperta 24 ore su 24 e torneremo alle attività quotidiane della Casa. Crediamo che la forza espressa in questi giorni sancisca l’impraticabilità politica dello sgombero, ma qualora dovesse essere presa in considerazione l’idea di agirlo nel buio della notte, siamo pronte a rispondere con una grande manifestazione nazionale che abbia l’obiettivo di riprendersi la Casa delle Donne.

#iorestoallaCasa

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