Ancora una volta le politiche della Giunta Cirio danno corpo alla cultura del controllo che pretende di indirizzare e condizionare le scelte delle donne, imponendo decisioni che riguardano solo le loro vite, i loro corpi, il loro futuro. La cosiddetta “Stanza dell’Ascolto” all’ospedale Sant’Anna di Torino e la sua ipotetica riapertura si inseriscono pienamente in questa logica: non è cura, non è sostegno, è un progetto politico dell’Assessore Maurizio Marrone gestito da volontarə di associazioni che si oppongono all’applicazione della legge 194.
Portare associazioni anti abortiste dentro un ospedale significa trasformare un luogo di salute in uno spazio di giudizio. Significa legittimare l’idea che le donne, nel momento in cui vivono una gravidanza, debbano essere sorvegliate, indirizzate, accompagnate verso la scelta giusta secondo qualcun altro. Le donne, invece, hanno bisogno di professionistə, consultori potenziati, équipe interdisciplinari e servizi pubblici che sostengano concretamente la maternità e l’autodeterminazione, non giudizio mascherato da “ascolto”.
La pretesa che basti un bando o una formazione per rendere neutro questo progetto è falsa. Il problema non è procedurale, è politico. Chi si oppone all’autodeterminazione e alla piena applicazione della legge che garantisce il diritto all’aborto non può offrire ascolto libero e non giudicante.
Vogliamo accesso reale all’IVG, sostegno concreto per chi sceglie la maternità, autonomia economica, parità salariale, congedi parentali paritari. Vogliamo politiche che liberino le scelte, non che le orientino.
Il Piemonte non ha bisogno di nuove forme di controllo morale nei luoghi di cura. Ha bisogno di servizi, welfare, diritti.
Fuori le associazioni anti-abortiste dagli ospedali e dai consultori.

