In un contesto in cui la violenza maschile continua a essere trattata come emergenza e non come fenomeno strutturale di cui assumersi la responsabilità collettiva, sono le donne e le libere soggettività a pagare il prezzo più alto.
Il ddl Bongiorno cancella il consenso come asse politico e culturale nella definizione della violenza sessuale, facendoci arretrare di decenni rispetto alla Convenzione di Istanbul e alla legislazione di altri Paesi. È l’ennesima mossa di una cultura che mette sotto processo chi subisce violenza invece di chi la agisce.
Intanto, il ddl Valditara vieta l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, ostacola i percorsi e li piega al controllo delle famiglie attraverso l’obbligo del consenso informato dei genitori nelle scuole superiori. Alimenta una narrazione che rimuove il patriarcato e trasforma la prevenzione in propaganda.
Vogliono una scuola muta sul desiderio, sul consenso, sulle relazioni. Una scuola che non metta in discussione la gerarchia di genere e che privi le nuove generazioni degli strumenti necessari per riconoscere, nominare e prevenire la violenza.
Nel frattempo, la sanità regionale viene svuotata e colonizzata da chi non rispetta la libertà delle donne di autodeterminarsi. Nei nostri ospedali entrano associazioni antiabortiste, si legittima la loro presenza nei percorsi di IVG, si tenta di riaprire la cosiddetta “stanza dell’ascolto” al Sant’Anna di Torino per interferire con le scelte delle donne. Si mette in discussione l’accesso libero e garantito all’interruzione volontaria di gravidanza, mentre consultori e servizi territoriali vengono impoveriti e resi sempre più inaccessibili.
Il welfare è inesistente e il sostegno alla genitorialità viene trasformato in un click day a fortuna: diritti che dovrebbero essere universali diventano elemosina una tantum.
È un progetto politico coerente: cancellare il consenso, disciplinare i corpi, silenziare l’educazione, indebolire i servizi.
Noi vogliamo costruire una mobilitazione capace di contrastarlo e di parlare ai nostri territori.
Convochiamo l’assemblea regionale di Non Una Di Meno per costruire insieme:
le mobilitazioni dell’8 marzo
lo sciopero transfemminista del 9 marzo
le iniziative contro il ddl stupri
le azioni su scuola, consenso e sanità regionale
Rispondiamo collettivamente a questo attacco sistemico contro le nostre vite!

