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Venerdi 13/2 – incontro aperto verso l’8 Marzo

Il consenso non si cancella né si controlla!

L’ educazione sessuo-affettiva come pratica di trasformazione culturale, contro la violenza di genere e per l’autodeterminazione di tuttə. Assemblea pubblica il 13 febbraio alla Casa delle Donne TFQ, verso le mobilitazioni dell’8 e 9 marzo.

In continuità con l’assemblea nazionale di Non Una di Meno del 24 gennaio, a cui abbiamo partecipato per confrontarci sulla costruzione dello sciopero transfemminista del 9 marzo 2026, rilanciamo la necessità di affrontare il consenso come nodo politico e culturale centrale.

In vista delle mobilitazioni previste per l’8 e 9 marzo, convochiamo un’assemblea pubblica cittadina sul tema, oggi più che mai al centro di uno scontro politico, culturale e simbolico.
Nel nuovo ddl sulla violenza sessuale, riformulato dalla relatrice Giulia Bongiorno e ora in discussione in Commissione Giustizia al Senato, la parola “consenso” viene cancellata e sostituita da un ambiguo “dissenso”, scaricando ancora una volta sulle persone che subiscono violenza la responsabilità di provarla, di dimostrare e giustificarsi.
Nel frattempo, il ddl Valditara piega il consenso a strumento di controllo sui corpi e sulle vite dei più giovani, imponendo il permesso dei genitori per l’educazione sessuo-affettiva alle scuole superiori e vietando i percorsi nelle scuole dell’infanzia e primaria, negando a bambinə e adolescenti il diritto a un’educazione libera, laica, transfemminista e inclusiva.

In entrambi i casi il messaggio è chiaro: decidere sui nostri corpi e sulle nostre relazioni diventa sempre più difficile e la violenza istituzionale sull’autoderminazione delle donne, delle soggettività LGBTQIA+ e delle persone in crescita si aggiunge a quella che vogliamo combattere ogni giorno.

Il consenso è una cultura da costruire, a partire dall’educazione, dalle relazioni, dalla conoscenza dei corpi, dal rispetto dei desideri e dei confini. Per questo, nel percorso verso l’8 marzo, scegliamo di partire dal consenso come strumento di trasformazione culturale, nominando la violenza proprio nei luoghi in cui si tenta di neutralizzarla, disturbando la narrazione che la vorrebbe privata e individuale e non una responsabilità collettiva, imparando a prevenirla per non doverla soltanto punire quando ormai è avvenuta.
L’assemblea sarà uno spazio pubblico di confronto e di presa di parola, rivolto alle realtà del territorio, alle associazioni, ai collettivi, alle scuole, a chi lavora nell’educazione, nella cultura, nel sociale, nella sanità, alle cittadine e ai cittadini.
Un luogo in cui denunciare apertamente la regressione sui diritti, la criminalizzazione dell’autodeterminazione e gli attacchi sistematici alle politiche di prevenzione della violenza.
Verso l’8 marzo, vogliamo costruire insieme una posizione chiara e condivisa contro le leggi che cancellano il consenso, contro le politiche che lo usano come strumento di controllo, per una società in cui il nostro corpo non sia mai territorio di controllo, ma di libertà inviolabile per tuttə.

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