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17 denunce ad Alessandria per la manifestazione contro il genocidio in Palestina

Anche ad Alessandria sono arrivate 17 denunce per resistenza e lesioni a seguito del tentativo di occupazione della stazione ferroviaria durante la manifestazione di solidarietà con la Palestina dello scorso 2 ottobre.

Le notifiche da parte della Questura non ci hanno colto di sorpresa considerata la svolta autoritaria in atto da parte del Governo Meloni a colpi di decreti sicurezza. Sappiamo bene che quando un movimento mette in discussione l’ordine delle cose, il potere risponde sempre provando a colpire chi si espone. E infatti, la scure della criminalizzazione della solidarietà è già calata su molte attiviste e attivisti in tutta Italia. In decine di città, da nord a sud, chi ha scelto di non restare in silenzio di fronte al genocidio è stato identificato e denunciato.

Per questo, qualora ci fossero dubbi, lo diciamo senza giri di parole: rivendichiamo tutto.

Con un genocidio in corso non era possibile restare fermi e zitti. Non era possibile continuare a vivere come se nulla stesse accadendo. Non era possibile accettare la complicità del governo italiano e della comunità internazionale che hanno scelto l’inerzia, quando non il sostegno politico e militare al massacro del popolo palestinese.

Era giusto e necessario usare i nostri corpi per bloccare la normalità che ha reso possibile il genocidio.

Era giusto occupare simbolicamente stazioni, strade, piazze come è avvenuto in centinaia di città in Italia e nel mondo. Perché quella normalità fatta di treni che partono, merci che circolano, affari che continuano, è la normalità costruita sul silenzio e sul tentativo di rimozione della sofferenza di Gaza.

Ogni persona che in quei giorni ha attraversato una città, ha forzato un cordone, si è imbarcato su una nave per rompere l’assedio, ha alzato una bandiera, è stata una goccia di una marea immensa.

Un movimento globale di donne e uomini che ha saputo esercitare una pressione reale, che ha costretto governi e media a puntare davvero gli occhi sulla Palestina, rendendo possibile una tregua.

Nulla di tutto questo sarebbe accaduto senza il conflitto e la rottura.

Se oggi ci denunciano, è perché avevamo ragione noi. E sappiamo che non eravamo sole e soli.

Non accettiamo lezioni di legalità da chi copre un genocidio. Non accettiamo che la solidarietà sia trattata come qualcosa da punire, mentre i crimini di guerra no.

Affronteremo come sempre il processo a testa alta, felici di non esserci voltati dall’altra parte mentre Gaza era messa a ferro e fuoco.

La storia ci ha già assolto.

Laboratorio Sociale

Non una di meno – Casa delle Donne TFQ Alessandria

Coordinamento Studentesco

ADL Cobas Alessandria

ARCI Alessandria

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