Scroll Top

28 settembre – I dati sull’obiezione di coscienza in Piemonte

A distanza di 5 anni dalla precedente rilevazione fatta sul Piemonte, la Rete che raccoglie diversi nodi di Non Una di Meno sul territorio regionale, ha di nuovo richiesto un accesso agli atti generalizzato per raccogliere i numeri di quanto personale obiettore lavori nelle strutture di sanità pubblica.
Nello stesso mese in cui nel mondo si celebra la Giornata Internazionale dell’aborto libero (il 28 settembre) la Regione Piemonte, nella figura dell’Assessore alle Politiche Sociali Maurizio Marrone, comunica che riaprirà la Stanza dell’ascolto, quel famigerato spazio che fu assegnato 2 anni fa a una associazione antiabortista, per “intercettare” donne in difficoltà economiche che si rivolgono alla struttura pubblica e che siano in gravidanza. È ormai chiaro quanto certa parte politica tenga alla propaganda del controllo sul corpo delle donne, spendendo in slogan di partito, spazi pubblici e fondi pubblici (ricordiamo i ripetuti rinnovi del Fondo Vita Nascente). Il giorno del proclama l’assessore addirittura sfrutta lo sfondo del dipinto di Pellizza da Volpedo “Il Quarto Stato”, enfatizzando la figura in prima fila della donna col bambino. Che un membro del partito erede del Movimento Sociale Italiano (MSI), porti ad esempio “Il Quarto Stato”, dà la misura dell’assurdità del messaggio di questa parte politica e di come sappia manipolare e distorcere il sentire comune e la storia.
La stanza dell’ascolto fu chiusa a seguito dell’azione legale di varie associazioni e sindacati, accolta dal Tribunale di Torino nel luglio 2025. Evidentemente questo spazio antiabortista è un nodo centrale della propaganda di Fratelli d’Italia, poiché l’assessorato ha ritenuto opportuno impegnare tempo ed energie per “risolvere” i rilievi fatti dal Giudice e assicurare la riapertura della stanza degli antiabortisti.
Abbiamo iniziato la campagna di accesso agli atti nella primavera del 2026 e, forse ingenuamente, non immaginavamo che il lancio dei risultati a settembre avrebbe coinciso con la riapertura della stanza degli antiabortisti, ma ora i due eventi si trovano a coincidere e i numeri che oggi esponiamo vanno a sostenere la nostra azione in favore di un aborto libero, sicuro e garantito.
Sappiamo che la stessa legge che ha reso l’aborto legale e fruibile nelle strutture pubbliche, L. 194/1978, prevede che il personale sanitario possa aderire all’obiezione di coscienza e le nostre lotte hanno sempre urlato quanto dolore e disagio tale concessione abbia causato alle donne che necessitano di interruzione di gravidanza. Non è mai stato previsto, infatti, un controllo sulla quantità del personale obiettore al fine di garantire un servizio di IVG adeguato e un’equa distribuzione del lavoro, tanto da permettere che intere province o regioni italiane rimanessero per lunghi periodi sguarnite di personale che effettuasse gli aborti ed è sempre stato, questo, il campo esemplare di battaglie ideologiche di importanti fazioni antiabortiste sia religiose che politiche. Tanto meno la legge prevede un controllo sulla qualità del servizio fornito dal personale obiettore.
Cosa rilevano quindi i numeri che esponiamo oggi? Che nella nostra regione l’obiezione di coscienza antiabortista è ancora presente in quasi tutte le aziende sanitarie locali e i presidi ospedalieri pubblici. Certo rileviamo che le percentuali rispetto alla rilevazione del 2021 si sono talvolta abbassate, ma siamo ancora lontani dal “zero obiezione” a cui aspiriamo. La nostra esigenza è legata al diritto alla salute delle donne, sapere infatti che posso accedere a un servizio che garantisce la mia salute (tale è l’interruzione di gravidanza) in un ambiente privo di pregiudizi, che si pone come obiettivo il mio benessere e non mi giudica per il tipo di intervento che sto chiedendo, è puro e semplice diritto alla salute.
Siamo ben consapevoli che l’esposizione di questi numeri non risolverà il problema e che una donna che domani si rivolgerà a una struttura sanitaria pubblica per richiedere un aborto, sarà nel dubbio di essere accolta da personale che si porrà verso di lei con il pregiudizio dell’assassina, o della poco di buono, della sprovveduta, tanto più se non vorrà passare dalla stanza degli antiabortisti.
Molti dei nodi che fanno parte della nostra rete offrono servizi di supporto alle donne che scelgono di abortire, servizi che vanno dal dare informazioni all’accompagnamento. Informazioni? Servono forse informazioni nell’era del web e dell’IA? Sì certo, servono informazioni, perché le pagine web delle strutture pubbliche ne sono avare, tanto che recentemente si è anche scoperto che diversi provider italiani oscurano le informazioni sull’aborto, nel 2026 sì. Accompagnamento? Sì certo, le donne non vogliono essere da sole di fronte all’incertezza di doversi barcamenare con personale che ha pregiudizi rispetto alla loro scelta (l’obiezione di coscienza non deve essere esplicitata in quanto la legge garantisce la privacy del personale sanitario).
La nostra indagine ha voluto rilevare inoltre altri aspetti relativi alla salute sessuale e cioè quanti aborti siano realizzati per via farmacologica, quanti chirurgici e quanti su pazienti minorenni. Sappiamo infatti che anche rispetto alla pratica dell’aborto farmacologico in Italia si sono alzati gli scudi da diverse parti, sebbene sia una modalità garantita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come sicura ed efficace. La nostra rilevazione non riuscirà a far emergere qui casi in cui si è procrastinato oltre il limite di legge (9 settimane) per l’aborto farmacologico. Va ricordato, inoltre, che la legge 194 impone la “settimana di riflessione”, 7 giorni che devono trascorrere dal momento in cui la donna richiede a quello in cui si effettua l’aborto. Settimana che spesso definisce la possibilità di abortire con i farmaci piuttosto che chirurgicamente. Sappiamo inoltre quanto siano rar3 l3 mediche3 che compilano una ricetta di IVG “urgente”, unica possibilità questa di evitare la “settimana di riflessione”.
Ci siamo anche interessate all’applicazione delle indicazioni della Commissione tecnico scientifica, del Comitato prezzi e rimborsi dell’ente regolatorio e del Consiglio di amministrazione Dell’Agenzia Italiana del Farmaco, per cui tutte le persone con meno di 26 anni possono ottenere la contraccezione gratuita. Abbiamo rilevato che il servizio è partito in quasi tutte le aziende sanitarie dal 2024, con scelte molto diverse rispetto a quale tipo di contraccezione fornire, alcune aziende infatti hanno distribuito solo profilattici, altre più tipologie di contraccettivi. Notiamo che, anche rispetto a questo servizio, l’informazione alla cittadinanza è stata molto scarsa.
Non Una di Meno Piemonte da sempre rivendica il diritto alla salute e all’accesso all’aborto libero sicuro e, lo scorso anno, abbiamo elaborato una Manifesta dal titolo “Il Consultorio che vorrei”. La Manifesta ribadisce l’importanza delle strutture pubbliche consultoriali ed evidenzia quanto siano attualmente depotenziate e gestite con ottica aziendalista, mancanti di un approccio femminista, pur essendo i consultori nati dalle rivendicazioni proprio delle lotte femministe.
Di nuovo, nella Giornata internazionale dell’aborto sicuro, urliamo che ci vogliamo san3, ci vogliamo liber3!

Temi di poter essere vistə mentre navighi sul nostro sito e cerchi informazioni sul centro antiviolenza?

Per uscire in modo rapido dal sito clicca l’icona raffigurante un occhio sbarrato (la trovi in alto a destra dal computer e in basso a destra da cellulare) e verrai indirizzatə a un finto sito di vendite da cui non si potrà più tornare indietro.

In questo modo la persona che prenderà in mano il tuo smartphone/pc per controllarlo non potrà vedere cosa stavi facendo.