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Nasce il Movimento per il diritto all’abitare ad Alessandria

La casa è un diritto. E ogni giorno questo diritto viene eroso un po’ di più.

Quello che succede a Madrid, a Barcellona, a Roma e nelle città di tutta Europa, succede anche ad Alessandria.

Le richieste di sfratto nella nostra città sono centinaia ogni anno. Gli affitti sono diventati insostenibili. Le case restano vuote mentre sempre più persone non riescono a trovarne una. Ad Alessandria, secondo i dati ISTAT più recenti, sono quasi 10mila le abitazioni non occupate. Una su cinque.

Più di 100 alloggi, nel solo capoluogo, sono usati come b&b, mentre centinaia di famiglie restano in graduatoria per l’assegnazione di una casa popolare.

Ci sono le case. Ma per qualcuno sono una voce di profitto e una rendita e così sempre più persone non riescono ad abitarle.

E chi non riesce a pagare resta fuori.

Basta guardare gli annunci immobiliari di Alessandria per capire fino a che punto siamo arrivati: 500 euro per trenta metri quadri o per una stanza in un appartamento condiviso. C’è chi chiede due contratti a tempo indeterminato chi, addirittura, specifica in quale settore. Si richiedono referenze e garanzie giuste. In alcuni casi perfino la provenienza giusta.

In pratica, non sei tu a selezionare un alloggio, ma l’alloggio seleziona te.

Nessuno dovrebbe poter decidere chi merita un tetto e chi no. Il diritto all’abitare non fa selezione all’ingresso.

La casa è libertà. È sicurezza. È autonomia. È la possibilità concreta di costruirsi una vita.

Per una donna che vuole uscire dalla violenza, senza una casa non c’è autonomia.

Per una madre sola, tra garanzie impossibili, affitti fuori portata e un lavoro che può saltare da un momento all’altro, la casa è un miraggio.

Per una studentessa o uno studente, in una “città universitaria” che aspetta ancora la posa del primo mattone del campus, una stanza costa quanto una parte enorme della propria vita.

Per decenni i movimenti per la casa ad Alessandria hanno risposto con la lotta: contro gli sfratti, contro la rendita, contro la speculazione. Hanno difeso famiglie impedendo gli sfratti, riaperto case lasciate colpevolmente vuote dalle Istituzioni, conquistato spazi e diritti attraverso il conflitto.

Oggi la crisi della casa ha cambiato forma. E per questo dobbiamo cambiare anche noi.

Vogliamo organizzare una risposta dal basso, mettendo insieme chi vive la stessa crisi.

Vogliamo zero sfratti.

Vogliamo che il patrimonio pubblico venga restituito alla collettività e alle esigenze abitative.

Vogliamo affitti compatibili con i redditi reali.

Vogliamo autonomia abitativa per chi fugge dalla violenza.

Vogliamo una città in cui la casa venga prima della rendita.

Vogliamo rimetterci in movimento.

Nasce il movimento per il diritto all’abitare

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